Un sito multilingua serve quando una parte dei tuoi clienti cerca in un’altra lingua: turisti stranieri, clienti esteri, mercati in cui esporti. Per farlo bene servono tre cose: un indirizzo diverso per ogni lingua, il tag hreflang che collega le versioni e traduzioni riviste da una persona, non solo da un traduttore automatico. Lo vediamo spesso in Tech To Business, web agency di Catanzaro, con strutture turistiche e aziende calabresi che lavorano con l’estero.
Quando serve un sito multilingua
Secondo W3Techs, il 49,5% dei siti di cui si conosce la lingua è in inglese, il 2,8% in italiano. Chi cerca in inglese o in tedesco trova soprattutto pagine nella sua lingua.
Ha senso investire se:
- lavori con turisti (B&B, hotel, agriturismi, ristoranti, esperienze);
- esporti o vuoi farlo: vino, olio, prodotti alimentari, artigianato;
- segui clienti stranieri in Italia, ad esempio per immobili o servizi professionali.
Se invece tutti i tuoi clienti sono in Italia e cercano in italiano, la versione inglese rischia di essere un costo senza ritorno.
Sottocartelle, sottodomini o domini nazionali?
Google Search Central (guida aggiornata il 10 dicembre 2025) descrive queste opzioni:
- Domini nazionali (
tuosito.de): segnale geografico chiaro, ma costosi e da gestire uno per uno, con regole di registrazione diverse per Paese. - Sottodomini (
en.tuosito.it): semplici da configurare, possono stare su server diversi. - Sottocartelle (
tuosito.it/en/): facili da impostare e da mantenere sullo stesso hosting. - Parametri (
tuosito.it?lang=en): sconsigliati.
Per una PMI la sottocartella è quasi sempre la scelta più pratica: un solo sito, un solo dominio, una sola manutenzione. Se il dominio va ancora scelto, leggi dominio: come sceglierlo.
Cos’è il tag hreflang e come funziona
Il tag hreflang dice a Google: “questa pagina esiste anche in queste lingue”. Ecco un esempio per una casa vacanze con versione italiana, inglese e tedesca:
<link rel="alternate" hreflang="it" href="https://villamare.it/" />
<link rel="alternate" hreflang="en" href="https://villamare.it/en/" />
<link rel="alternate" hreflang="de" href="https://villamare.it/de/" />
<link rel="alternate" hreflang="x-default" href="https://villamare.it/" />
Le regole da rispettare, dalla documentazione di Google aggiornata il 21 settembre 2026:
- ogni versione deve elencare sé stessa e tutte le altre: se la pagina inglese non rimanda a quella italiana, le indicazioni possono essere ignorate;
- i codici sono quelli di lingua ISO 639-1 (
it,en,de), con eventuale Paese ISO 3166-1 (en-GB); codici comeUKoEUnon sono validi; - x-default indica la pagina per chi usa una lingua non prevista.
Un dettaglio utile: Google determina la lingua dal contenuto visibile della pagina, non dall’attributo lang o dall’URL. Per questo conviene una sola lingua per pagina, testi e menu compresi.
Sito multilingua con WordPress
Su WordPress un sito multilingua si fa di solito con un plugin di traduzione, che crea le versioni nelle varie lingue e inserisce i tag hreflang. Senza plugin si può usare un’installazione multisito, con un sito per lingua, ma la gestione diventa più pesante. In entrambi i casi valgono le regole sopra: un indirizzo per lingua, collegamenti hreflang reciproci, testi rivisti. Se stai ancora scegliendo la piattaforma, leggi WordPress: cos’è e quando sceglierlo.
Traduzione automatica o professionale?
La traduzione automatica oggi è buona, ma non basta da sola:
- sbaglia termini tecnici, tono e modi di dire;
- traduce le parole chiave, non le ricerche: un turista inglese può cercare in modo molto diverso da come suona la traduzione letterale;
- le norme antispam di Google (aggiornate il 28 agosto 2026) indicano tra gli abusi le pagine create in massa con trasformazioni automatiche, traduzione compresa, senza valore per l’utente.
La via pratica: traduzione automatica come bozza, revisione di un madrelingua, ricerca delle parole chiave per ogni lingua. Le pagine importanti (home, servizi, prenotazione) meritano una cura maggiore.
Errori comuni in un sito multilingua
- Reindirizzare in automatico in base al Paese. Google spiega che il suo crawler parte di solito dagli Stati Uniti e potrebbe non vedere le altre versioni. Meglio un selettore di lingua visibile.
- Tradurre solo la home e lasciare il resto in italiano.
- Dimenticare menu, moduli, email di conferma, cookie banner e pagine legali.
- Due lingue affiancate nella stessa pagina.
- Nessuna verifica: dopo la pubblicazione controlla in Google Search Console che le pagine siano indicizzate.
Se vendi online all’estero, valuta anche spedizioni, valute e resi: ne parliamo in quanto costa aprire un e-commerce.
In sintesi
Un sito multilingua conviene se hai clienti che cercano in un’altra lingua. Una sottocartella per lingua, hreflang corretto e traduzioni riviste bastano per partire bene. Gli altri passaggi del progetto sono in come fare un sito internet. Tech To Business, web agency di Catanzaro, realizza siti in più lingue per strutture turistiche e aziende in Calabria: trovi come lavoriamo nella pagina creazione di siti web in Calabria.