Tech To Business, siti web, e-commerce e Google Business a Catanzaro — torna alla home Tech To Business Siti web · E-commerce · Google Business · Catanzaro
Brand e web design

Differenza tra UX e UI: cosa sono, con esempi pratici

Differenza tra UX e UI: la UI è come appare il sito, la UX è com’è usarlo. Cosa sono, esempi concreti, i segnali di una cattiva UX e cosa chiedere.

Confronto tra UI e UX di un sito, motivi di abbandono del checkout secondo Baymard Institute e checklist dei segnali di cattiva esperienza d’uso

La differenza tra UX e UI è semplice: la UI (user interface) è come appare il tuo sito, cioè colori, font, pulsanti, impaginazione; la UX (user experience) è com’è usarlo: se il cliente trova subito il prezzo, se il modulo funziona dal telefono, se capisce cosa fare dopo. Un sito può avere una bella UI e una pessima UX. Ed è la UX a decidere se una visita diventa una richiesta.

UX e UI: cosa sono, senza gergo

La UX è tutta l’esperienza, la UI è la parte che si vede. Don Norman e Jakob Nielsen, fondatori di Nielsen Norman Group, definiscono la user experience come l’insieme di tutti gli aspetti dell’interazione di una persona con l’azienda, i suoi servizi e i suoi prodotti. E precisano che va distinta dall’interfaccia, anche se l’interfaccia ne è una parte importante.

Tradotto per un titolare:

  • UI: il menu stampato del ristorante. Carta, impaginazione, foto.
  • UX: tutta la cena. Trovare parcheggio, prenotare, capire il menu, ricevere il conto giusto.

Puoi avere un menu stupendo e una serata da dimenticare.

Differenze tra UX e UI: esempi concreti sul sito

Ogni elemento del sito ha una domanda di UI e una di UX.

Elemento Domanda UI Domanda UX
Pulsante Di che colore è? Si capisce cosa succede se lo tocco?
Menu Che font usa? Le voci dicono cosa c’è dietro?
Modulo contatti È ben allineato? Quanti campi chiede? Funziona da telefono?
Pagina prodotto Le foto sono belle? Trovo prezzo, spedizione e resi?

Cosa dicono i dati: il checkout

I dati sugli e-commerce mostrano che si perdono clienti soprattutto per problemi di UX. Baymard Institute studia da anni l’usabilità degli e-commerce. Secondo i suoi dati (aggiornati a settembre 2025), il tasso medio di abbandono del carrello è di circa il 70%, calcolato su 50 studi. Tra i motivi dichiarati da chi ha abbandonato, esclusi quelli che stavano solo guardando:

  • 40% costi extra troppo alti (spedizione, tasse, commissioni);
  • 18% obbligo di creare un account;
  • 17% checkout troppo lungo o complicato;
  • 17% errori o crash del sito;
  • 12% totale non visibile prima della fine.

Quasi nessuno si risolve cambiando colori. Si risolve con scelte di UX: costi mostrati subito, acquisto come ospite, meno campi. Approfondiamo in carrello abbandonato: cause e soluzioni.

Come capire se un sito ha una cattiva UX

Le 10 euristiche di usabilità di Jakob Nielsen, pubblicate nel 1994 e ancora usate per valutare le interfacce, sono un buon riferimento. Ecco come si traducono in problemi che vedi sul tuo sito:

  1. Nessuna conferma dopo un’azione (visibilità dello stato del sistema): invii il modulo e non succede niente.
  2. Parole da addetti ai lavori (corrispondenza con il mondo reale): voci di menu come “Soluzioni” o “Ecosistema”.
  3. Impossibile tornare indietro (controllo e libertà dell’utente): popup che non si chiudono, filtri che non si azzerano.
  4. Errori non spiegati (aiutare a riconoscere e correggere gli errori): “Errore” in rosso, senza dire quale campo.
  5. Pagine affollate (design estetico e minimalista): cinque pulsanti diversi e nessuno principale. Come sceglierne uno lo spieghiamo in call to action: esempi.

A questi aggiungiamo quelli che vediamo più spesso nei siti di piccole attività:

  • pulsanti troppo piccoli o vicini tra loro da telefono;
  • orari, indirizzo e contatti nascosti in fondo a una pagina;
  • testi lunghi senza titoli né elenchi;
  • sito lento, che è un problema di UX prima ancora che di SEO. Ne parliamo in velocità del sito e Core Web Vitals.

UX designer e UI designer: chi fa cosa

In una grande azienda sono ruoli separati: lo UX designer lavora su percorsi e usabilità, lo UI designer sull’aspetto. In una piccola agenzia spesso li segue la stessa persona o lo stesso team. Conta che qualcuno se ne occupi davvero. Per capire i ruoli, leggi web designer o web developer e come scegliere un web designer.

Cosa chiedere alla tua agenzia web

Tre domande bastano a capire se la UX è presa sul serio:

  • Chi verifica la UX e come: test con persone reali, registrazioni delle sessioni, analisi dei dati.
  • Un test dal telefono del percorso principale (contatto, prenotazione, acquisto) prima di pubblicare.
  • I dati di Analytics sulle pagine da cui le persone escono senza contattarti.

In sintesi

La UI fa una buona prima impressione, la UX fa arrivare i contatti. Se il sito è bello ma non converte, il problema è quasi sempre nell’esperienza d’uso. Tech To Business, web agency di Catanzaro, progetta siti facili da usare da telefono per attività in Calabria: scopri la nostra creazione di siti web in Calabria.

Domande rapide

Qual è la principale differenza tra UX e UI?

La principale differenza tra UX e UI è che la UI (user interface) riguarda l’aspetto del sito, cioè colori, font, pulsanti e impaginazione, mentre la UX (user experience) riguarda quanto è facile usarlo: trovare un’informazione, compilare un modulo, completare un acquisto. La UI è una parte della UX.

Che differenza c’è tra UX designer e UI designer?

Lo UX designer studia percorsi, struttura delle pagine e usabilità, spesso con test e dati sul comportamento degli utenti. Lo UI designer cura l’aspetto dell’interfaccia: colori, font, pulsanti, icone. In una grande azienda sono ruoli separati; in una piccola agenzia spesso li segue la stessa persona o lo stesso team.

Come capisco se il mio sito ha una cattiva UX?

Un sito ha una cattiva UX quando i menu sono poco chiari, i pulsanti sono piccoli da telefono, i moduli perdono i dati dopo un errore o non danno conferma dopo l’invio, e prezzi o contatti sono difficili da trovare. In Google Analytics si notano pagine con molte uscite e pochi contatti.

← Tutti gli articoli

Dalla lettura
alla soluzione

Hai una situazione simile in azienda? Raccontacela: ti diciamo cosa serve davvero e cosa puoi rimandare, anche se la risposta è che non ti serviamo.

Scrivici su WhatsApp →